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Dal Diario Di Una Maestra Di Sostegno
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Legend
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 Dal Diario Di Una Maestra Di Sostegno
...da qualche giorno, dopo le ore di scuola, avevo cominciato a tenere con me Rachele, per leggerle qualcosa che potesse interessarla.
Rachele aveva prima manifestato un certo nervosismo, ma poi la mia simpatia l’aveva conquistata, ed ora, ogni volta che si appartavamo in fondo al giardino, lei si arrampicava sulle ,mie ginocchia, e sebbene Rachele fosse capace di leggere da sola quasi tutti i libri che avevamo in classe, aveva manifestato chiaramente di gradire che fossi io a leggerle le storie, perché forse intuì che desideravo parlare con lei, per spiegarle ciò che non capiva.
Un giorno arrivai con un libro intitolato “Il Piccolo Principe", chiamai Rachele che subito corse da me
«Oggi ti andrebbe di ascoltare una fiaba? Ho un libro da leggere con te»
La bambina mi guardò e gli occhi le s’illuminarono. Attraversò il giardino di corsa per posare gli attrezzi che aveva in mano, e tornò, sempre di cosa verso di me saltandomi sulle ginocchia e prendendomi il volume dalle mani.
Prima di restituirmelo, esaminò attentamente tutte le illustrazioni, e non appena iniziai a leggere, rimase seduta immobile stringendo tra le dita il bordo della manica della mia camicetta.
Quel vezzo l’aveva sempre avuto, sembrava che il contatto con qualcosa che mi apparteneva, riuscisse miracolosamente a tranquillizzarla.
Il racconto narrava la storia di un principino che addomesticava una volpe solitaria, e da lei imparava il segreto dell'amicizia.
Quando arrivammo al primo dialogo tra la volpe e il principe, Rachele si fece ancora più attenta.
«Gioca con me » propose il principino. « Sono tanto triste»
«Non posso giocare con tè» disse la volpe. «Non sono ancora addomesticata...»
«Cosa vuoi dire addomesticare?» chiese il principe
«Addomesticare vuol dire stabilire legami» rispose la volpe. «Per me, adesso, tu non sei che un bambino come centinaia di migliaia di altri bambini. E non ho bisogno di te come tu non hai bisogno di me...Ma se mi addomestichi, allora avremo bisogno l'uno dell'altra. Per me sarai unico in tutto il mondo. Per te io sarò unica in tutto il mondo...Per favore, addomesticami!» implorò. «Se vuoi un'amica, addomesticami...»
«Che cosa devo fare per addomesticarti?» domandò allora il piccolo principe.
«Innanzi tutto devi essere molto paziente» rispose la volpe. «Dapprima resterai ad una certa distanza da me nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai niente. Le parole sono fonte di malintesi. Ma ogni giorno ti avvicinerai un pochino di più a me...»
Rachele si volse verso di me e mi guardò fissa.
«È quello che tu avere fatto con me, vero? Mi hai addomesticata?»
«Non ti ho addomesticata, ti ho abituata alla mia presenza, soltanto gli animali si possono addomesticare...e tu sei una bellissima bambina, non un piccolo animale»
«Però io avere avuto tanta paura prima, e correre per tutto il giardino, poi sei venuta tu e mi hai guardata...poi ti togliesti le scarpe e ti sei seduta per terra...accanto a me...Te ne ricordi?»
«Si che me ne ricordo» dissi carezzandola
«Poi tu venire un po' più vicina e ancora un po' più vicina a me...allora ho capito che tu mi volevi, vero?»
Le sorrisi annuendo, ma avevo un nodo gigantesco alla gola
«Già. Forse è stato proprio perché ti volevo»
Riusci alla fine a biascicare imbarazzatissima
«Mi abituavi a stare con te come il principino addomesticava la volpe. Ed ora per te io essere speciale, vero?»
«Si, sei proprio speciale, Rachele»
Poi sembrò disinteressarsi del dialogo, si voltò e disse
«Leggi ancora... per favore»
«...cosi il principino addomesticò la volpe e quando si avvicinò l'ora della sua partenza...
«Ah!» esclamò la volpe, «piangerò.»
«È colpa tua» disse il principino. «Hai voluto che ti addomesticassi... Ma adesso ti metti a piangere!»
«Già» fece la volpe
«Allora non ti è servito a niente!»
«Mi è servito» dibatté la volpe. «Ti confiderò un segreto... un segreto molto semplice: è solo col cuore che si può vedere bene. L'occhio non scorge quel che è essenziale... Gli uomini hanno dimenticato questa semplice verità, ma tu non devi scordartene. Sei responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato.»
Rachele scivolò giù dalle mie gambe e s'inginocchiò in modo da potermi guardare dritto negli occhi.
«Tu sarai responsabile di me? Tu abituare me cosi da essere responsabile di me?»
Per alcuni istanti la guardai in quello sguardo impenetrabile. Non ero ben certa di che cosa mi avesse chiesto, ma subito mi domandò con la sua vocina acuta:
«Però anch'io abituare te un po', eh?»
Assentii e per un momento lei parve perdersi nei suoi pensieri, intenta a tracciare col dito un disegno sull'erba.
«Perché tu volere abituare me?» Chiese improvvisamente.
«Santo cielo!» pensai in quel momento «Speriamo di non essermi cacciata in un pasticcio» «Se solo avessi saputo trovare le parole giuste... Ma alle lezioni di psicologia non mi avevano mai detto che avrei potuto imbattermi in una bambina come Rachele. Ero del tutto impreparata.»
«Beh» dissi un po’ impacciata «mi è sembrata la cosa più giusta da fare perché tu mi piacevi»
«Succedere come con la volpe? Io essere una bambina speciale perché mi hai abituata?»
Sorrisi annuendo
«Si, sei la mia bambina speciale» Sussurai
«Ho capito, ma tu spiegare a me cosa vuol dire speciale?»
«Vuol dire che sei mia amica... È come dice la volpe; adesso che ho fatto di te la mia amica, sei unica al mondo per me»
«Maestra... sei sicura?» chiese Rachele con gli occhi sgranati
«Si certamente, da quando ci siamo conosciute ho sempre desiderato che tu fossi la mia bambina speciale. Per questo ti ho abituata.»
«Vuol dire che tu maestra mi vuoi bene?» Mi chiese senza preavviso
Avrei voluto mettermi a piangere, ma riuscii a frenare le lacrime e annuii con il capo.
«Anch'io voglio bene a te maestra» Sussurrò lei senza guardarmi «Sei la mia persona più speciale in tutto il mondo»
Rachele si appiattì sul tappeto d'erba con la testa appoggiata contro la mia gamba e prese a giocherellare con un filo d'erba secco trovato per terra.
«Maestra, tu non mi lasciare mai, vero?»
Le accarezzai i capelli.
«Un giorno, quando l'anno scolastico sarà finito e tu andrai in un'altra classe con un'altra maestra...»
Rachele balzò in piedi
«Non avere mai un'altra maestra... io ho te!»
«Non potrò essere sempre la tua maestra... tu crescerai e avrai altre maestre migliori di me»
«No! Tu mia maestra... sempre!»
«C'è tempo, cara. Quando verrà il momento, sarai pronta.»
«Nossignora. Tu avere abituato me, sarai responsabile di me per sempre. C'è scritto qui... sul libro»
«Tesoro.» le sussurrai prendendola in braccio «Non preoccuparti di questo...»
«Tanto lo so che tu mi lasciare...» disse in tono di accusa divincolandosi dal mio abbraccio «come avere fatto mia mamma e Nina. Tu essere come tutti gli altri»
«Non sarà cosi, Rachele, alla fine dell'anno scolastico le cose cambieranno. Ricordi cosa dice la storia? Il principino oddomesticò la volpe, ma poi dovette andar via»
«Perchééé? » Chiese lei disperata
«Non lo so amore, ma mentre si cresce la nostra vita cambia... pensa al principino, lui doveva tornare alla sua casa, ma lasciò per sempre il suo cuore con la volpe, perché ogni volta che la volpe penserà al principino, si ricorderà di quanto lui le volesse bene»
«Succedere anche a Rachele?»
«Si... Per noi avverrà la stessa cosa. Ci vorremo sempre bene. Per questa ragione, quando giungerà il momento, separarci sarà facile e ogni volta che ricorderai la tua maestra che ti vuole bene, sentirai il mio amore»
«Questo non è vero. Quando tu la sera vai alla tua casa, io sentire solo la tua mancanza... e piango»
Tesi un braccio verso di lei e me la riportai vicina.
Sapevo che non si sarebbe lasciata convincere e allora la tenni stretta a me fin quando non sentii il suo corpo rilassarsi.
Per ora la prospettiva della separazione le incuteva troppa paura. Il momento in cui avrebbe dovuto lasciarci sarebbe venuto, o quando l'ospedale psichiatrico avesse avuto un posto libero oppure alla fine dell'anno scolastico, in giugno. Per molte ragioni sospettavo già che l'anno successivo la mia classe non sarebbe più stata la stessa. Dunque, l'inevitabile giorno si approssimava e non sapevo se in quattro brevi mesi i sentimenti di Rachele sarebbero stati molto diversi.
«Tu piangere quando lasciarmi?» Domandò.
«Ricordi cosa ci ha insegnato la volpe? Che ogni volta che qualcuno va via, si piange un po'... a volte si piange con gli occhi e a volte con il cuore... La volpe ha ragione. L'amore a volte fa soffrire»
«Avere pianto per mia mamma. Ma lei non volere a me bene. M'ha lasciata senza dire perché»
«Io non ti lascerò mai cosi, Rachele. Tu sei la mia bambina speciale e quando succederà che dovrai andare in un altro posto o in un'altra classe, noi saremo ancora assieme anche se non ci vedremo. Nessuna distanza potrà farci dimenticare quanto siamo state felici. Nessuno può portarti via i ricordi»
Premette il viso contro di me.
«Adesso io non volere pensarci... sennò piango»
«No, hai ragione, non è il momento e piangerei anch'io... e una maestra non può piangere. C'è ancora tanto tempo. Frattanto, penseremo ad altre cose»
Sebbene il fatto che Rachele non volesse fare compiti scritti non fosse più un'ossessione per me, continuavo a pensarci. Temevo che non sarebbe stata accettata da una maestra di scuola regolare che dovesse attenersi a un programma prestabilito.
Ancora non capivo perché Rachele fosse cosi contraria a quel genere di attività. Avevo il sospetto che c'entrasse in qualche modo la sua paura di non riuscire.
Forse era giunta alla conclusione che dare oralmente le risposte le risparmiava un mucchio di lavoro e le procurava la tanto ambita attenzione da parte dei grandi.
Tuttavia, c'era una cosa che Rachele sembrava trovare sempre più irresistibile... io!
Il semplice fatto che incoraggiavo i miei bambini a trascrivere spontaneamente le loro impressioni dei vari momenti della giornata su un diario comune, era divenuto per lei d'interesse primario pur non partecipando.
Ogni sera, annotavo i miei commenti a margine di ciò che avevano scritto e così stabilivamo una specie di comunicazione personale.
Quella scelta, sia a loro sia a me, faceva piacere, e tutti eravamo interressati di sapere cosa pensavamo reciprocamente. Inoltre assegnavo quasi tutti i giorni dei piccoli temi.
Tutti i miei ragazzi avevano imparato a scrivere e ad associare le parole ai sentimenti che esse evocano, tranne Rachele, che a causa della sua antipatia per la carta non scriveva.
Tuttavia l'attività dei compagni sembrava destare in lei un certo interesse e spesso allungava il collo per vedere cosa scrivevano. E un giorno, a metà febbraio, la sua curiosità ebbe la meglio. Venne da me chiedendo
«Potrei scrivere qualcosa, se mi dai un pezzo di carta»
Mi venne in mente che con un pizzico di psicologia alla rovescia sarei forse riuscita a far volgere a mio favore la questione. Perciò scossi la testa.
«No, Rachele. Sarebbe un compito scritto e tu non fai i compiti scritti, te ne ricordi?»
«Potrei avere voglia di fare questo.»
«Non posso correre il rischio di sprecare altra carta. Tanto non ti piacerebbe. Vai a giocare. È più divertente»
«Io non sprecare la carta. Voglio farlo, maestra»
Scossi la testa.
«Non ti piacciono i compiti scritti, Rachele. Me l'hai fatto capire più di una volta»
Notai che cominciava ad arrabbiarsi, ma cercava di tenere a freno la sua abituale collera.
Pestò un piede per terra, poi cambiò tattica.
«Ti prego, ti prego... Io non strappare la carta. Lo prometto»
La guardai molto seriamente, la portai sulla porta finestra del giardino e le parlai in modo che nessun altro dei bambini potesse sentirci
«Domani se farai qualche compitino scritto e non lo strapperai, forse ti darò un pezzo di carta durante l'ora di composizione.»
Lei mi studiò attentamente, cercando di trovare il modo per farmi cedere, ma dovette comprendere la mia scelta di far restare tra noi due quello che ci stavamo dicendo
«Se tu dare a me la carta adesso, scrivere una cosa di me che tu non sai. Ti dirò un segreto»
«Ormai oggi non c'è più tempo»
Al che lei sbuffò irritata e si allontanò impettita. Sorrisi dentro di me. Era carina quando si arrabbiava, ora che aveva imparato a dominare la collera.
Dopo qualche minuto le andai accanto e le dissi
«Se scrivi alla svelta, potrei darti un pezzo di carta anche oggi»
Rachele sollevò lo sguardo speranzosa.
«Prometto maestra, ti scriverò un segreto»
«Però non dovrai strappare il foglio» Aggiunsi
«Io non strappare»
«E farai altri compiti scritti, se ti do questo?»
Assenti con foga, ma disse spazientita
«Non restare tempo se tu continuare a parlarmi tutto il giorno»
Sorrisi e le diedi un foglio di carta raccomandando
«Guarda che sia un segreto coi fiocchi»
Corse al tavolo, stringendo il foglio con tutte e due le mani. Da qualche tempo guardava con desiderio i pennarelli; ne prese uno e corse all'estremità opposta dell'aula. Si acquattò sul pavimento e cominciò a scrivere.
Fu svelta, eccome! Pochi minuti dopo tornò con il foglio ripiegato in un quadratino. Mi si avvicinò con circospezione e me l'infilò in mano.
«Questo essere un segreto per te.»
«Bene.» Dissi cominciando a spiegare il foglio
«No. Non guardare adesso. Serbalo per dopo... ora io so che tu pensare a me quando tu vai alla tua casa»
Annuendo, mi misi il quadratino in tasca.
Me ne dimenticai fino a quando, svestendomi per andare a letto, il foglio ripiegato cadde a terra. Lo raccolsi e lo aprii lisciandolo con cura. Era una letterina molto personale.
«... voglio dirti una cosa speciale che però non devi dire a nessuno. Sai che certe volte i bambini ridere di me e dire parolacce perché prima io non cambiare gli abiti. Ma certe volte non cambiare perché tu sai quello che faccio, però per favore tu non dire agli altri bambini che faccio pipì a letto. Non lo faccio apposta. Papà frustare me se lo sa, ma quasi sempre non lo sa. Non so perché lo faccio maestra, ci provo a non farlo. Non essere arrabbiata con me prego. Mi dispiace molto e mi vergogno di fare pipì a letto. Papà dire che sono grande, però lui sbaglia... io avere solo otto anni. Per favore tu non dire ai bambini... devi saperlo solo tu.»
Ero commossa dalla sincerità di quella bambina che nessuna maestra aveva voluto nelle loro classi, ero sbalordita dalle sue capacità e allora sorridendo, contenta di me, sedetti alla scrivania e mi accinsi a risponderle.
Quello fu il nostro primo successo nella guerra dei compiti scritti.
Da un'idea di T. L. Hayden
____________ Ci sono soltanto due modi per discutere con una donna, ma nessuno dei due funziona.
Ultima modifica di Legend il 31 Ott 2009 07:19, modificato 1 volta in totale
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Lucio Musto
Registrato: Gennaio 2009
Post: 1076
Residenza: Monsano (AN)
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 Re: Dal Diario Di Una Maestra Di Sostegno
Scrivi molto bene, Legend. Bravo.
E' giusto che nella storia c'entri la volpe.
Non sarebbe stato lo stesso, se in quel ruolo
ci fosse stata una lepre.
____________ "di Celandone più gentil, più fino
di Scaramuche al gioco dello stocco,
io vi prevengo, mio caro paladino... "
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luce
HeartDirector

Registrato: Gennaio 2009
Post: 1311
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 Re: Dal Diario Di Una Maestra Di Sostegno
E vabbè Legend .leggerti è sempre un piacere anche didattico, considerato la storia del Piccolo Principe, che io conosco bene, e non ti nascondo che è un periodo che molte volte mi viene in mente, essedo io monella poco addomesticata mi sa
____________
"Badate, io non do conferenze nè faccio carità, quando do do me stesso" Walt Whitman
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