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E se potessimo essere altre persone?
Autore Messaggio
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Messaggio E se potessimo essere altre persone? 
 
Muble, muble, pensavo seduta su questa panchina che certe volte vorrei essere una persona diversa, ma a tempo determinato, come le attrici che interpretano un personaggio e con il metodo dell'Actor studio si immedesimano, vivendone sensazioni ed emozioni..

Un modo come un altro di cambiare pelle, avere modo di arricchirsi di esperienze e dissociarsi un pòl da quello che siamo.

Beh oggi vorrei essere un uomo, un ricchissimo uomo che vive di rendita e che stanco degli affari e dei suoi soldi , e stanco della gente che gli sta intorno, superficiale e lecchina decide di correre dall'unica persona che lo abbia amato senza sapere chi fosse e cioè l'infermiera del reparto ortopedia in cui era stato ricoverato per 6 mesi causa fratture multiple dovute ad un incidente con la sua Porche, durante la gara di corsa sull'autostrada di notte fatto strafatto di cocaina e whisky.
Dato che aveva avuto la mascella rotta non aveva potuto parlare se non con gli occhi ed essendo ricoverato in un paese sperduto in collina in Toscana, dove nessuno lo conosceva, essendo stato trovato senza documento bruciati nel rogo dell'auto da dove era stato estratto è per miracolo, l'infermiera si era preso cura di lui senza niente chiedere in cambio, tranne i suoi sguardi.

Vorrei fare qualcosa di romantico...suggerimenti?





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"Badate, io non do conferenze nè faccio carità, quando do do me stesso" Walt Whitman
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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
Sei arrivata tardi mia cara...i milionari giovani se li sono tutti accaparrati le veline...restano i rimbambiti tipo berlusca, ma non te li consiglio. C'è un'altra possibilità, andare in Russia, li ce ne sono molti di milionari, ma pure loro non hanno la testa a posto...mi dicono che amano fare il bagno nella neve. Sono finiti i tempi di Paperone che il bagno lo faceva nelle monete del suo monumentale forziere.

Anch'io avevo pensato di cambiare pelle...ma mia moglie non era d'accordo...me tapino avevo pensato di cambiare moglie...mi sono svegliato in ospedale...lascia perdere riccolina...vivi la tua avventura nella fantasia, è più sicuro.





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Ci sono soltanto due modi per discutere con una donna, ma nessuno dei due funziona.
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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
come al solito, fra te e legend mi avete stuzzicato...

ed oggi ci si è messo pure l'argomento che è attuale in un altro forum
(intendo il fatto di essere un'altra persona)... datemi un momento, che arrivo!





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"di Celandone più gentil, più fino
di Scaramuche al gioco dello stocco,
io vi prevengo, mio caro paladino... "
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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
a me nn piacerebbe essere un'altra persona. però avendone la possibilità di scelta, avrei voluto essere un lupo. hanno un tale spirito di libertà che mi porta ad invidiarli




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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
Eccocquà... più in fretta non m'è riuscito...
sapete, io ho anche altre cose da fare!...



    Cinque giorni

Il primo giorno mi parve brutta.
Tutto, mi parve brutto, quel primo giorno, anche se l’infinito equilibrio della mia mente lucidissima mi ripeteva che no, niente era veramente brutto, ma solo essenziale, funzionale, razionale.
Mi diceva, la mente cosciente, che l’universo attorno a me, tutto quello che mi restava, era esattamente come avrebbe dovuto essere.
Bianco, pulito, asettico… si, asettico… come mi apparve lei.

Quando hai passato il momento peggiore della tua vita, hai sentito la morte stringerti nel suo abbraccio, e divincolandoti le sei sfuggito per un pelo, ma solo per pochissimo, avresti bisogno di una bottiglia di cognac, un caminetto acceso, Mozart nel giradischi ed un seno enorme in cui confondere saliva e lacrime, sangue di piccoli morsi e sugo di cioccolata…
Ed invece no.   Pareti bianche, luce accecante, lenzuola bianche, puzza di cloroformio, tende bianche, gelido letto cromato, ed una donna senza petto stretta in una divisa bianca e fredda allo sguardo più dei tubi del letto…
Ringrazi il cielo di non doverla toccare e la trovi brutta… decisamente brutta.

Oziosamente, penso che non so se mi pentirei, abbracciato da lei, di non essermi lasciato trascinare via dalla nera signora di prima.

Mi infila, con sadica efficienza aghi nelle vene e tubi dove non gradirei proprio, e scopro di averne anche altri, di tubi infilati nelle carni, rosati e flessuosi, dall’aspetto molliccio, come osceni, chilometrici nudi lombrichi.

Finisce il suo lavoro e va via, senza avermi rivolto lo sguardo senza avermi detto una parola.

Qualche porcheria ci deve essere, in quella bottiglia capovolta crocifissa a questo palo d’acciaio perché il sole tramonta in fretta, la notte passa veloce, benché insonne, ed è di nuovo mattina.
Non ho bisogno di pensarci.   Lo so che stamattina non dovrò alzarmi per affrettarmi in ufficio, che la macchina non partirà, non partirà più perché è distrutta, e forse mai più nessuna macchina mi accompagnerà più da nessuna parte… Forse non ho più nemmeno le gambe, forse sono morto…

Lo schianto, quello mi ritorna bene alla mente, è stato proprio di serie A, di quelli che fanno vedere in TV… ma non mi riesce a decidere se fu colpa mia, o di quell’altro… ma certo ora non conta più.

Un acuto dolore alla coscia mi apre gli occhi di scatto.   Meno male!... allora almeno una gamba ce l’ho ancora.   E lei è lì col pungiglione in mano:
«Buongiorno! – mi fa – sono contenta che abbia sentito l’iniezione!... teneva la gamba così abbandonata  che pensavo fosse andata!...»
Sorride soddisfatta alla sua battuta, e mi sembra un ghigno… io questa cosa bianca la odio!

Ma mi ci dovrò abituare.   L’infinito equilibrio della mia mente lucidissima mi dice che l’incidente che ho avuto è stato parecchio grave, come già previsto un nanosecondo prima dello schianto, e non sarà cosa facile né breve liberarsi di tutto questo freddo biancore insolente… mi servirà pazienza… e non serve lagnare.

Mi concedo solo una preghiera silenziosa, poi sarò un paziente modello:
«Signore, ti prego, fammela vedere il meno possibile, a questa, che lo so che l’odio è un peccato!».

L’ho sempre saputo di avere dei buoni addentellati, nelle alte sfere, o di essere fortunato, come dicono i miei miscredenti amici.   Come sia, menomale!... quest’obbrobrio bianco si fa vedere solo l’indispensabile, devo riconoscerlo.
Viene, fa quello che deve fare, controlla, pungica, misura con velocità ed efficienza, mi lancia uno sguardo indagatore fortunatamente rapido e fila via.   Non me la sento di lamentarmi.

Una volta al giorno, arriva il Primario, col codazzo delle sue code bianche.   Guarda le carte che si accumulano nel mio dossier (ma non so chi le scriva), borbotta con gli altri e con la Caposala untuosa ed funzionante come un robot, e tanto per darsi un tono mi fa ogni volta un paio di domande di circostanza.   Cretine come peggio non si potrebbe immaginare; tipo “come si sente oggi?...” oppure “Le infermiere fanno le brave con lei?...” manco non sapesse che non sento praticamente nulla, e che per quella cosa bianca sono null’altro che un baccalà da idratare!...

Ho deciso di fare il buono, e rispondo con un sorriso… o almeno credo.  Non lo so, se sorrido davvero!...

I giorni dovevano essere tre, o forse quattro, quando venne la crisi.   Questo me lo raccontarono dopo, quando tornai a casa, che allora non me ne accorsi,  né del peggioramento, né del crollo imminente.

Fu di notte, penso, perché mi sembrava buio, ed arrivarono di corsa in quattro o cinque fra medici ed infermiere con quell’apparecchio che dà la scossa ed il carrello di emergenza.   Ricordo che ero solo nella stanza perché quello dell’altro letto lo avevano portato via nel pomeriggio, non so se vivo o morto, ma evidentemente qualche sensore che avevo incollato addosso aveva dato l’allarme.
Accesero fortissimo le luci e si dettero un gran da fare intorno a me palpando, misurandomi e punzecchiandomi.   Poi  mi misero una maschera, e respirai meglio; me ne accorsi subito.  
Che diamine, non potevano pensarci prima?... ma niente scossa con la macchina delle scosse.

In definitiva ci misero poco.   Poi lasciarono lì la macchina delle scosse ed andarono via, finalmente abbassando le luci.

Forse mi appisolai, non me lo ricordo, ma non fu un sonno pesante.   C’era qualcuno, sentivo una presenza silenziosa, vicino al letto, ma avevo paura di aprire gli occhi.
Poi, nel silenzio assoluto del reparto ospedaliero il respiro leggero della presenza prese forma di parole… smozzicate, indecise, ma ancora comprensibili:

«Dai, piccolo vecchietto mio, cerca di non morire… non adesso almeno!... per piacere!
è la prima volta che mi affidano un paziente in “stato critico” da sorvegliare, e non voglio che mi muori fra le braccia.   Fa conto che io sia tua figlia, la tua amante, l’amica del cuore… ti prego, non morire, non adesso!...  

- una pausa lunga, come per trovare altre parole, ed infatti… -
ecco!, ti ripeto che proprio non puoi morire adesso, devi farti necessariamente forza… tantissima forza!... è indispensabile!... e sai perché?... lo vuoi sapere?... perché domani è il mio onomastico, e non puoi farmi questo sgarbo.
Anzi… domani è il “nostro” onomastico!... perché sai?... anch’io mi chiamo Lucia come te, e stanotte è la notte più lunga dell’anno!... io ti starò vicina, e tu non muori, d’accordo?...».


Mi sforzai di socchiudere gli occhi, ma dall’umido non trasparve che la vaga immagine d’una uniforme biancastra, e richiusi le palpebre, rinunciando.
Mi parve però di sentire la mano destra più tiepida, e mi sembrò come bagnata.

Al pomeriggio del 13 dicembre 19.. la prognosi fu sciolta, ed io cominciai a guarire.

Era il quinto giorno del mio ricovero, e l’ospedale non mi sembrò più tanto brutto.
Ma come è noto l’uomo è una specie molto adattabile, e si abitua quasi a tutto.

Molto tempo dopo, quando ormai convalescente lasciai l’ospedale ebbi solo un attimo, per stare solo con Lucia, di cui ormai ero segretamente innamorato, e lei ne profittò per dirmi:

«Non dirmi che ti sembra strano, ma io devo ringraziarti, piccolo vecchietto mio!...»

E mi venne subito da risponderle:

«Si, lo so.   Infatti io volevo morire, ma non l'ho fatto per fare un piacere a te».

Mi sembra che diventasse tutta rossa, ma non posso dirlo con certezza; sapete?... noi vecchietti ci commuoviamo e lacrimiamo facilmente!.




Lucio Musto    29 ottobre 2009






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"di Celandone più gentil, più fino
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Ultima modifica di Lucio Musto il 30 Ott 2009 01:05, modificato 1 volta in totale 
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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
Cassalora Lucio, tu ci abitui male...una risposta del genere meriterebbe un nobel...ma che bella!

E non è vero che noi vecchietti abbiamo la lacrima facile...noi siamo tosti fino in fondo...ahahah!





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Ci sono soltanto due modi per discutere con una donna, ma nessuno dei due funziona.
Ultima modifica di Legend il 30 Ott 2009 06:17, modificato 1 volta in totale 
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Messaggio Re: E se potessimo essere altre persone? 
 
Bello, bello, bello questo racconto, Lucio carissimo...

Adesso vediamo cosa mi suggerisce la fantasia, che alla monella poi vengono certe idee   





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"Badate, io non do conferenze nè faccio carità, quando do do me stesso" Walt Whitman
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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
Lucio, ammazzate che esperienza e che culo per certe persone. Pensa a quell'infermiera, tre gioni, forse cinque, in contatto diretto con te, in coma, immobile in un letto, isolato in una stanza con tubi e tubetti da sfilare, infilare e... chissà cos'altro. E tu non sentivi nulla. E tu non vedevi nulla. E tu... tu niente, eri in coma. Ma lei? Cosa ne sai tu di lei, di cosa ti ha fatto, ti ha detto? Prova a immaginare...
... Lei, Alfonsina, si è alzata presto, ha fatto il letto e preparato il caffè. Si è seduta davanti alla finestra che da sul cortile della scuola Riccamonti. Le foglie degli ontani stanno cambiando colore, prendono una sfumatura rossiccia che diventerà marron poco prima di lasciarsi andare e precipitare al suolo senza vita. Lei invece ha negli occhi una luminosità nuova, intensa. La mente è presa da mille pensieri che la confondono, le fanno battere forte il cuore. Tra un'ora arriverà in reparto, prenderà le consegne dalla Faustina, leggerà la scheda e preparerà le medicine. Poi entrerà in quella stanza, la 12, e sarà in paradiso. Con lui, con il suo corpo, con la sua immobilità che la intenerisce e le trasmette quei lunghissimi brividi di piacere. Forse riuscirà anche a stendersi accanto e...
Beh, adesso non esageriamo. Ognuno può fare il suo cammino nella fantasia. Tu Lucio non esagerare, ricordati che Ro sta in campana, mica ti lascia solo con quelle "sgrinfie" d'ospedale...




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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
Sante parole, Sergio, sante parole!...

m'è giunta una soffiata secondo cui "Santippe" si sarebbe raccomandata col Direttore Sanitario
per farmi assistere dall'anestesista più brutta e racchia di tutta la regione!





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Messaggio Re: E se potessimo essere altre persone? 
 
Lucia non doveva fare l'infermiera, voleva fare la maestra d'asilo, ma con il suo diploma , la Gelmini e le nuove regole di graduatoria, la crescita zero non aveva trovato lavoto quest'anno ed era il suo cruccio maggiore.
Adorava i bambini,anche se il lavoro era faticoso, perchè in quelli occhi vedeva la verità, l'istinto e la leggerezza di cuori puliti senza infrastrutture caratteriali, e la sincerità dell'età. Gli adulti non avevano quella luce in quelli sguardi ancora ottimisti e proiettati verso il futuro.
Purtroppo il compagno era stato licenziato dalla fabbrica di componenti di divani che era in difficoltà, ( ahhh la crisi) :c'era il mutuo da pagare, la rata della macchina,la spesa e il bambino di primo letto del compagno che lei cresceva come fosse suo , affetto reciprocamente ricambiato con entusiasmo grazie a Dio.
E allora si era iscritta ad una cooperativa di servizi e dato che era crocerossina da 10 anni, e aveva fatto un corso di primo soccorso con annessi e connessi, era stata assunta a termine dall'ospedale per coprire i turni di due infermiere in permesso malattia.
Erano 6 mesi e con i tempi che corrono non si buttano.
La sera dell'incidente lei non c'era quando arrivò il paziente, ma la mattina dopo le avevano raccontato di quell'uomo robusto, dallo sguardo dolce ma determinato,che era arrivato incazzato ferito e molto grave,quindi si era fatta il segno della croce e aveva detto" E vabbè,un altra anima inquieta da curare..."e cominciò il suo giro per la terapia.
Entrò nella sua stanza e lo vide, ed era conciato malissimo:tubi,macchine, lucine colorate, sembrava un alieno ma aveva uno sguardo silenzioso scintillante:incazzato? sofferente? rassegnato? Lucia non lo capì al momento, aveva altro a cui pensare ma una cosa la colpi: sembrava parlasse.
Mano mano durante le giornate che si ripetevano sempre uguali imparò a leggerlo quello sguardo, e a capire cosa succedesse, e fatto strano,cominciava ad affezionarsi sempre di più a quel paziente impaziente e a quello sguardo.
Poi quella sera,la sera dell'arresto cardiaco...
Dopo tutto  l'ambaradan intorno a quel corpo di orso ferito, all'improvviso solo il silenzio della speranza dei familiari e dei dottori e lei quella notte con lui.
E allora gli parlò,inventandosi la storiella del nome legata al suo lavoro, ma in realtà  solo per dargli qualcosa da pensare,qualcosa che lo scuotesse, qualcosa a cui lui potesse attaccarsi,  qualcosa che lei potesse leggere in quelli occhi.
Perchè in quelli occhi lei aveva visto tutto il mondo di un cuore giovane
E la notte passò.

Molto tempo dopo, quando raccontava ai suoi bambini, i cinquenni della scuola materna dove era stata assunta, le sue storie di ospedale, per spiegare ai bambini l' importanza di certi luoghi, i suoi occhi cambiavano colore nel raccontare la storia di un uomo con gli occhi di un bambino che una notte aveva vinto la battaglia per la vita,  e che non era solo.





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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
luce ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Lucia non doveva fare l'infermiera, voleva fare la maestra d'asilo, ...
...
...

Molto tempo dopo, quando raccontava ai suoi bambini, i cinquenni della scuola materna dove era stata assunta, le sue storie di ospedale, per spiegare ai bambini l' importanza di certi luoghi, i suoi occhi cambiavano colore nel raccontare la storia di un uomo con gli occhi di un bambino che una notte aveva vinto la battaglia per la vita,  e che non era solo.


Lucia voleva fare la maestra d'asilo... e ci riuscì, grazie alla sua determinazione,
e nonostante la perversa Gelmini, e l'ancora più perversa crisi,
che con la Gelmini non c'entrava niente, è vero... ma la colpa bisogna pur darla a qualcuno.

Lucia non si accorse mai che la Provvidenza aveva cercato di aprirle gli occhi,
pur lasciandola nella sua libertà, su quale fosse la sua vera vocazione.
Quella di inventare storie da raccontare ai moribondi, per restituire loro la forza di vivere.

Lucia scelse, e visse felice e contenta.
Ma se le cose non fossero andate così lisce avrebbe trovato qualcun altro da responsabilizzare,
perché la Gelmini, fortunatamente, erano riusciti a mandarla a casa!.





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Ultima modifica di Lucio Musto il 31 Ott 2009 08:30, modificato 1 volta in totale 
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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
In effetti seguire un tema specifico postato da un utente senza divagare è un pò come il gioco del "passaparola", quello che si fa con gli amici in cerchio e ognuno dice all'orecchio del vicino quello che ha capito a sua volta. Se la prima frase è, per esempio, "ti amo", l'ultimo che riceve il messaggio dice che ha capito "Luciano sta a Milano"! Qui sul web poi i commenti si allargano, s'intrecciano, si confondono. Diventa interessante, però, spesso, completamente fuori tema. Personalmente la cosa un pò m'infastidisce perchè se posto una chiacchierata sulla scuola mi scoccia che al terzo intervento si parli del pigiama della Littizzetto. Ma se quel pigiama desta curiosità e se gli interventi si moltiplicano, tutto sommato, il sito ci guadagna.

Tornando a bomba e quindi al post di Luce, non ho delle preferenze particolari. Posso provarci, giocare. Allora vorrei diventare un campione sportivo, tennis, tanto per non cavalcare sempre le stesse palle. Mi piacerebbe giocare una finale di un torneo del Grande Slam, contro un campione vero tipo Federer. Sentire la tensione che impedisce agli spettatori di parlare, tenere nelle orecchie il gemito che ti esce dalla gola ad ogni colpo. Sai che milioni di occhi ti stanno guardando, le telecamere ti seguono, ti scrutano, ti rigirano come un calzino e tu entri nelle case di una moltitudine di gente. Molti, il giorno dopo, su un campo di periferia, copieranno un tuo gesto, un tuo modo di sorridere, di asciugarti il sudore dalla fronte, di imprecare. Posso perfino vedere il momento in cui riceverò il premio del vincitore. Alzare una coppa o un piatto d'argento è più gratificante dell'assegno che incasserò ma che pochi potranno vedere. Probabilmente il giorno dopo passeggerò per le vie della città in compagnia di un'attricetta, una velina, una bella ragazza di un paese sconosciuto, farò uno shopping esagerato, mi fermeranno per un autografo, mi fotograferanno. Qualcuno si preoccuperà di fissare appuntamenti per un servizio fotografico, un'intervista, un contratto pubblicitario. E naturalmente qualcosa di "fuori posto" deve capitare, se no che avventura è. E la macchina arriva da sinistra a velocità sostenuita. Al volante c'è Battry, una ragazza di colore. Fa la modella per una casa di intimo. E' in ritardo ed è molto bella. Mi prende in pieno spezzandomi le gambe, catapultandomi sul parabrezza che va in frantumi. Volo dall'altra parte della strada come un fantoccio di paglia sollevato dal vento in un campo di grano. Non riesco più a capire un accidente di niente. Non so neppure come mi chiamo. Forse chiudo gli occhi perchè il buio che mi circonda è completamente nero e a quanto mi ricordo non è di questo mondo. Non so cosa capita per le successive cinquantaquattro ore. Poi, come si trattasse del solilto giorno dopo, apro gli occhi. Ho male alla testa e non sono nellla camera 734 dell'Hilton. Non c'è neppure la riproduzione di Matisse appesa alla parete. In compenso ci sono un sacco di macchine accese, quelle che si vedono negli ospedali.
No, non dappertutto, solo nei reparti di rianimazione. Hanno dei display che continuano a disegnare grafici e sinossoidi ed emettono dei bip circospetti. Un suono antipatico. Mi pare di riconoscere il camice bianco di una donna. Sta in piedi accanto a un carrello zeppo di medicinali e sta maneggiando una siringa. Non vorrei che... già, non mi ha detto nulla, mi ha sorriso e piantato l'ago nel braccio sinistro. Ho sentito caldo. Non per lei, non è granchè, a parte il gonfiore che ho intravisto forzarle la stoffa sul petto...
Ma questo è un inizio, la storia di un personaggio. Potrebbe essere un famoso avvocato, un presidente del Consiglio, un Nobel per la letteratura...




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Messaggio Re: E Se Potessimo Essere Altre Persone? 
 
LO STATISTA

Sono nato cinquant'anni fa e sono uno statista. Un grande statista. Forse il più grande che la storia ricordi. Il mio paese è una penisola. Bellissima. Ha spiagge dorate, scogliere a tuffo su acque limpide d'azzurro, montagne innevate, laghi, fiumi, campagne a perdita d'occhio, isole fantastiche e un numero grandissimo di persone che vivono, producono, consumano e...  si lamentano. Già, si lamentano. Sempre.
Ho studiato, fatto anni di esperienza presso i circoli di partito, assessorati comunali, associazioni, comitati, enti provinciali, regionali, gabinetti di governo; ho appoggiato sindaci, ministri, presidenti. Ho letto milioni di pagine dei più importanti quotidiani, annotato il pensiero dei giornalisti più accreditati, quello dei politici di tutto il mondo, dei Nobel per la pace, dei ministri della chiesa. Insomma ho imparato a diventare grande. Molto grande. E mi sono offerto.
Credo di aver percorso dieci volte il giro del paese, tenuto conferenze, offerto banchetti, arringato le piazze, i cinema, i teatri. Ho fatto campagne elettorali in quasi tutti i comuni, risposto a migliaia di domande. Ho promesso lavoro, contratti a tempo indeterminato, eliminazione della precarietà, aumento delle pensioni, riduzione delle tasse, annientamento della mafia, della 'ndrangheta, della corona unita, della violenza in genere, dell'evasione fiscale. Ho garantito le riforme della scuola, della giustizia, dell'amministrazione pubblica. Ho dato sicurezza sulla salvaguardia del territorio, sulla diminuzione delle emissioni nocive e sugli incentivi per le fonti energetiche ecocompatibili... insomma, ho promesso e giurato di fare del paese un vero e proprio modello di democrazia applicata dove la vita sia veramente vita e non surrogato di sofferenza, ingiustizia, violenza e delusione.
E sono stato votato. Con una percentuale mai vista, quasi l'86%. Una vittoria senza possibilità di contestazioni.
Ho creato un governo forte, compatto, capace. Nei primi cento giorni ho elaborato un programma di lavoro per ognuno dei dodici ministri. Ho chiesto al paese intero  i sacrifici che ogni trasformazione porta con se.
Dopo un anno ho indetto una riunione con tutti i ministri per conoscere l'andamento dei lavori e i relativi risultati.
746 comuni avevano iniziato i lavori per una casa di detenzione secondo le direttive del consiglio degli architetti, 421 stavano conducendo indagini dirette sugli appalti assegnati negli ultimi tre anni, la Guardia di Finanza aveva terminato il primo corso applicativo su 16.800 militari, la gestione della Cassa Integrazione Guadagni era stata tolta all'INPS e affidata alla Confindustria che aveva già approvato le nuove disposizioni e provveduto a informare le aziende associate. Le associazioni sindacali si erano riunite per elaborare un unico contratto nazionale dei lavoratori che prevedeva l'introduzione di un'aliquota correttiva direttamente proporzionale all'aumento del costo della vita. Tale aliquota veniva prevista anche per le pensioni, tutte le pensioni e veniva introdotta fino a un reddito massimo di 25.000 euro. Nel diritto civile e penale erano state introdotte nuove leggi sul falso in bilancio, sulla corruzione, la concussione e la manomissione di documenti. L'evasione fiscale era diventata reato penale. La lotta alla mafia e alle altre associazioni a delinquere aveva prodotto risultati eclatanti con l'arresto di centinaia di affiliati alle famiglie conosciute a cui erano stati sequestrati beni per 14.765 milioni di euro. Altri 8.231 milioni si sarebbero risparmiati con le nuove organizzazioni delle province e degli enti inutili e...
Sì, un ottimo lavoro che naturalmente cominciava a dare fastidio alle organizzazioni di categoria. Gli artigiani, i commercianti, i professionisti, si sentivano perseguitati, le aziende preoccupate. Anche la delinquenza che non poteva certo fare pressioni mediante un'associazione, minacciava attentati alle strutture sociali. L'opinione pubblica dava segni di imbarazzo per un'incertezza minata dai soliti quotidiani e da certi programmi televisivi.
Durante il secondo anno migliaia di persone venivano ospitate nelle strutture comunali entrate in funzione. Corruttori e corrotti, processati per direttissima, confessavano tutto quello che sapevano pur di usufruire di sconti di pena che però non prevedevano riduzioni temporali. La stessa cosa avveniva per i mafiosi e malavitosi in genere. L'ammontare dei beni sequestrati sfiorava i 370 milioni di euro e la lotta all'evasione fiscale aveva prodotto un incremento del gettito del 14,2%. Il tempo medio dei processi civili si era ridotto, passando da 9 a 6,4 anni. Quelli penali si assestavano sul 4,8.
Al quinto anno, quattro mesi prima della scadenza naturale del mandato, il paese era un esempio per il mondo intero. La lotta alla mafia e alle altre organizzazioni era stata vinta completamente. Il sud stava rinascendo. Un numero imprecisato di persone trovavano occupazione nelle aziende che giorno per giorno fiorivano nelle periferie delle città e dei paesi. La clandestinità non produceva frutti. L'evasione fiscale era a livelli considerati accettabili. Attorno al 4%. Da 4 mesi la disoccupazione era al di sotto del 2%, lo stipendio medio di un lavoratore sfiorava i 2.000 euro e le pensioni sociali erano state portate a 13.000 euro annui. Praticamente non esisteva più corruzione, gli appalti venivano assegnati con i criteri imposti dalle leggi e i vincitori consegnavano i lavori nei tempi e ai prezzi stabiliti. Il debito pubblico era sceso del 37,8%. Gli investimenti stranieri erano aumentati del 400% e molte multinazionali erano in attesa della documentazione di legge per iniziare i lavori. Nelle città la sicurezza era garantita. I reati in genere si erano assestati su numeri modesti. La scuola stava tornando a sfornare ragazzi con un livello di preparazione soddisfacente. I concorsi venivano vinti dai più bravi e le raccomandazioni servivano solo a dare sicurezza per una bocciatura o un assunzione negata.
Qualcuno mi spediva lettere minatorie. Sui muri delle case, a volte, leggevo frasi che mi dileggiavano. Io vedevo un paese che cresceva, progrediva, veniva preso ad esempio come modello di democrazia e di buon governo.
Anche il signor Michele che da più di tre mesi mi aspettava davanti alla mia abitazione e mi chiedeva una parola per permettere al figlio di trovare lavoro, si era ingegnato e si teneva alle spalle un cartello con la scritta “Un lavoro per la dignità”. Un po' mi faceva tenerezza e pensavo spesso a quel figlio che immaginavo magro, deluso, triste, tornarsene a casa con le tasche vuote dopo aver girato da un'agenzia all'altra. Inutilmente. Avevo anche chiesto informazioni, così, per cercare di capire. Erano rimaste in un angolo della scrivania per diverse settimane.
Il paese aveva dimostrato la sua gratitudine e mi aveva rieletto. Un successo maggiore del precedente. La soddisfazione da tagliare con un coltello. Per me e per la mia squadra. Tutta.
Il 5 giugno, giorno del mio compleanno, lessi l'incartamento che riguardava Michele. Quando uscii di casa mi avvicinai e gli porsi un biglietto con un numero di telefono. Lui mi guardò e i suoi occhi esprimevano stupore, gioia e imbarazzo. Quasi si rendesse conto dell'azione che avevo fatto.
Un gesto forse fatto con le migliori intenzioni dell'animo umano. Un gesto folle. Una raccomandazione. E la storia di quest'Italia era ricominciata.




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Messaggio Re: E se potessimo essere altre persone? 
 
Caro Sergio senti, non te la faccio lunga ma io ti adoro quando scrivi cose così  folgoranti, curate nei particolari e assolutamente strepitose, almeno per me.

Stasera vorrei essere te, farmi un giro nella tua testolina ricca ricca, passare dal cuore che so palpitante assai nonostante qualche scorzetta dura,vedere con i tuoi occhi il mondo per renderlo su carta a volte meglio a volte peggio di quello che è,  ascoltare i suoni della tua città per viverla come  spesso fai tu tra un ricordo e l'altro e poi possibilmente fermarmi un pò nei tuoi pensieri per imparare che la vita può  essere una cosa straordinaria, anche scrivendo e  leggendo.

E che te devo dì...grazie per come sei, nonostante i brontolii, le stoccate di fioretto e gli abbraccio dolci che sai fare.





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"Badate, io non do conferenze nè faccio carità, quando do do me stesso" Walt Whitman
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