L'angolo dei nostri racconti |
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sergio boldini
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 LA DECISIONE
2024. La Global National Corp.
Un edificio di ventisei piani sulla quarantaquattresima strada, alla periferia nord di New Castle City, al confine tra la terza e la settima Confederazione.
Attorno al grande tavolo erano sedute le sedici persone più importanti della società. La riunione, con carattere di massima urgenza, era stata indetta nella tarda mattinata a seguito delle ultime notizie che si stavano diffondendo senza controllo attraverso tutti i mezzi di informazione.
Ormai era ufficiale.
Il contagio aveva raggiunto l’Europa.
Kurth Berelliha, direttore commerciale dell’area asiatica, sembrava agitato. Stava con le braccia appoggiate allo schienale della poltrona su cui sedeva Jhason Smith, vice presidente. Scosse la testa più volte, poi a bassa voce, quasi volesse nascondere ad altri il senso delle sue parole:
«Non credo si possa raggiungere un accordo…»
Jhason Smith non si girò neppure.
«Non dobbiamo raggiungere nessun accordo.»
«Ma… la riunione…»
«Bisogna prendere una decisione Kurth…»
«Forse sarebbe meglio aspettare che…»
«Aspettare cosa?»
«Di essere sicuri…»
L’espressione del vice presidente fu eloquente.
«Non perdiamo altro tempo, valla a chiamare, Kurth!»
Uno sguardo impacciato attorno, le labbra piegate e un lungo sospiro di sconforto prima di dirigersi verso la porta e uscire dal salone.
La stanza si riempì di un brusio continuo, petulante, come un turbine di vento tra le foglie.
Lei arrivò dopo pochi minuti. Kurth Berelliha tenne il battente della porta spalancato per farla passare.
E quasi che uno stesso comando fosse arrivato da tutti gli angoli della sala, il brusio cessò e l’intero salone piombò nel silenzio più assoluto.
La donna era di corporatura minuta, ben proporzionata. Indossava un vestito nero attillato e un’abbondante scollatura lasciava intravedere la curva seducente di due seni prosperosi. Aveva capelli biondi, corti, con una ciocca sulla fronte che metteva in risalto il colore degli occhi quasi verdi. Sedette al centro del tavolo, guardò i presenti, attese.
Il direttore generale Jonathan Trimotter prese la parola.
«E’ ufficiale, il virus H729RT è stato localizzato a Plungè, una cittadina di trentacinquemila abitanti a una settantina di chilometri da Klaipeda, sul Baltico. Sedici contagiati, nove morti nelle sedici ore successive allo sbarco dalla Wassalya, una nave cisterna carica di diserbanti liquidi proveniente da Shanghai. I nove cadaveri appartengono a ragazzi tra i sedici e i diciotto anni. Si è accertato che per tutti la morte è avvenuta per soffocamento dovuto all’ispessimento improvviso delle pareti tracheali…»
Lo sguardo della donna si fissò sul viso dell’uomo.
«Cosa sappiamo su questo virus?»
«Si diffonde rapidamente e facilmente attraverso le vie respiratorie. Ha un’incubazione veloce, gli effetti si manifestano dopo sole otto ore con i sintomi di un’infezione intestinale. Colpisce i bambini, i ragazzi al di sotto dei diciotto anni. Nessun caso di infezione al di sopra di questa soglia di età. Quasi sicuramente trova le condizioni ideali di vita negli organismi in fase di sviluppo. Si parla di più di un milione di morti negli ultimi quattro mesi e le proiezioni a un anno sono raccapriccianti…»
L’uomo manifestò un certo rossore. Sembrava provare imbarazzo nel divulgare quelle notizie.
«Continua Jonathan…»
«La Biofarm, di cui possediamo l’intero pacchetto azionario, ha da poco sperimentato un vaccino contro questo maledetto virus. I risultati ottenuti sono stupefacenti: nelle sei, otto ore successive alla vaccinazione l’infezione si blocca e il virus muore…»
«Accidenti Jonathan, è per questo che la tua faccia è così nera?»
Si sentirono risate che riempirono l’aria del salone.
«Beh, veramente… ecco, il laboratorio della Biofarm ha sollevato un sacco di obiezioni per la divulgazione della notizia…»
«Per quale motivo? Non ne ha facoltà…»
«Sì invece, pare che… il vaccino è stato testato solo su animali e…»
«E…»
«Sono state rilevate contro indicazioni piuttosto gravi…»
«Di che tipo?»
«Nel 42% dei casi, gli animali sottoposti al trattamento presentano grossi problemi di instabilità…»
«Per esempio?»
«Si… si auto eliminano.»
«Si auto eliminano? Vuoi dire che…»
«Si scaraventano contro le pareti della gabbia fino a uccidersi.»
La sala fu scossa da un brusio incontrollato. Attorno al tavolo ci fu un movimento di stizza generale. Tre o quattro persone restarono a bocca aperta, gli occhi fissi sul viso del direttore generale.
La Mandersonn rimase in silenzio, aspettò che il battito del cuore tornasse normale e il respiro non le gonfiasse troppo la curva dei seni.
«Per cui è inutile prendere in considerazione la produzione…»
L'uomo la guardò, si accarezzò la punta del mento, parve intimorito.
«Questa… questa è la decisione che bisogna prendere.»
«La decisione… non ti seguo Jonathan…»
«Potremmo produrre un milione di vaccini al giorno…»
«Per ammazzare più di un milione di ragazzi in tre giorni?»
«Forse, ma ne salveremo quasi due milioni da morte sicura.»
«Quanto tempo occorre agli scienziati per sperimentare i test sull’uomo?»
«Sei mesi, forse un anno… un tempo troppo lungo. Il contagio diventerebbe incontrollabile. Ben presto ci troveremmo con un “buco” di una generazione… forse due. Il Ministero della Sanità preme per avere una risposta in tempi brevi…»
«Quindi io dovrei…»
Jonathan Trimotter la fissò, alzò le sopracciglia e sulla fronte apparvero tre rughe profonde.
«Decidere.»
Dopo qualche secondo in cui la sala sembrò svuotarsi di ogni onda sonora, una voce ruppe il silenzio, salì dal fondo. Era quella di Karl Brossian, direttore del personale..
«Vorrei sapere con quale diritto questa società può assumersi la responsabilità di una decisione di tale portata.»
Rachel Mandersonn si voltò verso l’uomo che aveva posto il quesito.
«Il diritto alla vita signor Brossian, solo quello.»
Di fronte, la responsabile delle politiche sociali alzò la mano.
«E’ lo stesso diritto che hanno quelli che verranno sacrificati.»
La presidente fissò la donna che le stava di fronte.
«Signora Foster, il giorno che lei si è seduta su quella poltrona per la prima volta io occupavo la mia già da quattro anni. Ho lottato contro lo strapotere di uomini politici, banchieri, finanzieri, industriali… ho tenuto testa agli attacchi che mi sono piovuti addosso da ogni parte… ho deciso, sì! Ho preso decisioni più o meno importanti e buona parte di queste, alla fine, si sono dimostrate giuste e hanno fatto la fortuna di questa società. Forse avrei potuto fare meglio, certo, ne sono consapevole, ma… ho sempre preso coscienza di tutte le problematiche che ognuna di quelle decisioni avrebbe comportato. Per ciascuna di esse mi sono chiesta mille volte se era quella più logica, se era la migliore, se qualcuno avrebbe sofferto, se ci fossero pericoli di rilievo, se… già, se, se, se, una montagna di se… anche troppi. Ed è proprio con i "se" o con i "ma" che i problemi rimangono irrisolti e le società falliscono. Ma lei, lei è convinta che io questa notte riesca a dormire serena, che mi basti chiudere gli occhi per volare nel sogno colorato di una dolce avventura? Davvero crede che sia così facile? Che non abbia paura di sbagliare? Che non abbia un dubbio, un ripensamento, un tormento? Pensa forse che non sappia cosa voglia dire provare rimorso per una valutazione errata o azzardata, che non pensi a quello che accadrebbe a milioni di ragazzi e alle loro famiglie se decidessi di… beh, se pensa questo si sbaglia e non ha nemmeno la più pallida idea di quanto. Vorrei che… senta, faccia una cosa, avvisi chi deve che questa notte non rientrerà a casa, stia con me, mi tenga compagnia, mi stia vicina, parleremo, ci confronteremo, litigheremo e… sì, decideremo insieme, io e lei, da sole…»
Nella sala il silenzio infastidiva. Sembrava quasi un ronzio, un ronzio continuo, come il respiro di una presenza invisibile. Nessuno osava muoversi, nessuno parlava.
La Foster teneva la testa bassa. Aveva le guance arrossate ma dalla sua bocca non uscì neppure un suono.
Rachel Mandersonn si alzò dalla poltrona, si scostò di qualche passo, tornò indietro, fissò i presenti uno ad uno, sorrise.
«Naturalmente l’invito che ho appena rivolto alla signora Foster è esteso a tutti voi, basta che vi alziate dalla poltrona e…»
Appoggiò una mano al bracciolo della poltrona. Attese. Ma non ci fu alcuna adesione.
La Mercedes rallentò e si accostò al marciapiede che costeggiava il muro della cattedrale di san Nicola. Le grandi vetrate mandavano bagliori a perdersi nei chiaroscuri del colonnato e una pioggia sottile e fastidiosa inumidiva l’aria.
Rachel Mandersonn scese, affondò le mani nelle tasche dell’impermeabile, salì sul marciapiede e si avviò con passo veloce verso la piazza della Riconciliazione. Continuava a pensare, a rivivere sprazzi di passato come in un film immaginario. Non riusciva a seguire un solo pensiero. Sembrava che nel suo cervello si fosse formato un nido di vespe irrequiete. Sentiva il bisogno di sfogarsi e per la prima volta da anni provava un desiderio fisico ormai dimenticato: urlare, correre, saltare, perdersi dietro al gioco di un bambino.
La piazza era deserta. Le lastre di pietra della pavimentazione bagnate dalla pioggia sembravano specchi conficcati nel terreno. Percorse un tratto del porticato e voltò a sinistra. Davanti al numero 7 si fermò, pigiò l’indice sul pulsante che sovrastava una targhetta di plastica incollata al legno dello stipite. La serratura emise un suono metallico. Lei spinse il battente ed entrò.
Una vecchia ingobbita le venne incontro. Trascinava il piede destro e si appoggiava a un bastone con l’elsa argentata.
«Buona sera signora Mandersonn… si può accomodare, la strada la conosce…»
Lei percorse il lungo corridoio camminando su una passatoia sdrucita e consunta. La porta dell’ultima stanza era aperta. L’aria sapeva di incenso e di cera bruciata.
Dentro la luce era quella delle cento candele accese, delle fiammelle tremolanti disposte alla rinfusa sugli altarini accostati alle pareti, sotto dipinti di santi, di Madonne, di fotografie ingiallite di donne e uomini sconosciuti.
Amalia Santorini era seduta su una sedia con la spalliera alta, dietro a un tavolo rotondo coperto con un drappo nero. Aveva i capelli bianchi, lunghi e una treccia legata in più punti da nastrini colorati. Il viso era sfatto, la pelle aggrinzita, il naso adunco. Guardò la donna che le si avvicinava, piegò le labbra sottili segnate e appesantite da un rossetto scuro e abbozzò un mezzo sorriso.
«Sei nuovamente in mezzo a un guado?»
«Questa volta è un fiume in piena…»
«Sento già il suo fragore… cosa preferisci?»
«Amalia, non posso rischiare… oggi no, è troppo importante. Fammi le carte!»
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luce
HeartDirector

Registrato: Gennaio 2009
Post: 1311
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 Re: LA DECISIONE
Quando ero praricante in Tribunale girava la voce che co fosse un gioudice che in camera di consiglio decidesse facendo testa o croce, danto pene o assoluzioni secondo il caso e la sua abilità era che le motivava entrambe in maniera soddisfacente.
Può darsi che il Caso a volte sia meglio di una decisione ben ponderata o che affidarsi a qualcosa di esterno ci dia l'illusione che sia la cosa giusta da fare.
Bello questo tuo racconto, fila liscio e come al solito il gran finale lascia sorpresi e soddisfatti
Bravo sei bravo...ma dove le trovi le idee?
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"Badate, io non do conferenze nè faccio carità, quando do do me stesso" Walt Whitman
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sergio boldini
Registrato: Aprile 2009
Post: 527
Residenza: Torino
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 Re: LA DECISIONE
Grazie Ricciolina. Dove trovo le idee? Tesoro... su una delle panchine del tuo giardino!
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luce
HeartDirector

Registrato: Gennaio 2009
Post: 1311
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 Re: LA DECISIONE
Grazie Ricciolina. Dove trovo le idee? Tesoro... su una delle panchine del tuo giardino!
Nelmio giardino? Beh ne sono lusingata ma sbagli perchè è il NOSTRO giardino..
Lo sai che amo questo giardino di temerari e creativi, di dolci e amari e di cortesi e brontoloni..  e mi permetto di dire che è una cooperativa, lo sai no? che sono una di sinistra!
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"Badate, io non do conferenze nè faccio carità, quando do do me stesso" Walt Whitman
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Lucia
Registrato: Settembre 2009
Post: 68
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 Re: LA DECISIONE
Sergio, Sergio....altro che giardini e panchine....il tuo bellissimo racconto nasce da un'amara verità.
Ma sapete quanti politici (e persino chirurghi) hanno dichiarato di aver preso le decisioni più importanti dopo aver consultato una "maga"?
Viste le condizioni del paese e della sanità....possiamo non credere che i maghi siano dei grandi cialtroni?
Davvero bello, comunque, anche se amaro, amaro, amaro......
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Lucio Musto
Registrato: Gennaio 2009
Post: 1076
Residenza: Monsano (AN)
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 Re: LA DECISIONE
Bello questo!... mi piace proprio!
Mi piace il racconto di Sergio, che fila liscio come l'olio fino al colpaccio finale,
mi piace che queste cose che mi piacciono si trovino sulle panchine del Nostro giardino,
mi piace che siamo tutti consapevoli che tante decisioni vengano prese a sorteggio.
Ho avuto la stessa sensazione oggi, con lo staff che dovrà operarmi, se , quando e come deciderà di farlo!
Chissà se lo fanno con la monetina o c'è proprio un totocavia!...
come sapete sono molto timido, e non ho osato chiedere!...
____________ "di Celandone più gentil, più fino
di Scaramuche al gioco dello stocco,
io vi prevengo, mio caro paladino... "
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RO
Registrato: Febbraio 2009
Post: 98
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 Re: LA DECISIONE
Boldini, conquisti!
Fai sempre centro, con la tua verve!... Complimenti!
A pensare che, quando ti capita di aspettare una decisione dagli altri,
perdi il sonno e la tranquillità.
Poi, ti affidi alla serietà ed alla professionalità: ci credi, ti abbandoni con fiducia.
Infine, ti rendi conto che, tranne pochi bravissimi,
i soloni dei vari ambiti navigano nel dubbio ed alla fine si affidano al "caso",
magari per poter dare la colpa a "qualcuno"...
Io, però, proprio stasera, dopo ore passate in Ospedale, vorrei da voi tutti un incoraggiamento forte.
Per rimanere serena dentro e trasmettere serenità a chi mi sta vicino.
Grazie. grazie!
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Lucia
Registrato: Settembre 2009
Post: 68
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 Re: LA DECISIONE
Siamo tutti con voi Ro, pronti a sguainare la spada!
Un abbraccio a Lucio e a te, forte e profondamente sentito.
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sergio boldini
Registrato: Aprile 2009
Post: 527
Residenza: Torino
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 Re: LA DECISIONE
Ro, Lucio... credo che salutarvi come amici adesso sia perfino riduttivo. L'abbraccio che do ad entrambi è di quelli che fanno strabuzzare gli occhi ma... Ro, guarda che ci sono persone che sanno perfettamente quello che fanno e lo sanno fare bene. Lascia le paure fuori dalla porta, affidati ai camici bianchi con la certezza che il tempo della magia e delle pozioni magiche è passato, finito, perduto. Anche Agnelli prima di chiudere un contratto si affidava alle carte, al pendolo, alla voce di un mago molto conosciuto, però la FIAT l'ha mandata avanti con le persone, con la testa e il sudore di migliaia di lavoratori. E se un contratto lo firmava di mercoledì piuttosto che di venerdi le macchine uscivano dalla linea tutti i giorni, volendo anche di domenica. Pendolino a destra o a sinistra di una firma e alla faccia dei mille gatti neri che ogni ora di ogni giorno attraversano una strada. E manco si accorgono di una toccata nel bel mezzo di una coglionata!
Per cui un IN BOCCA AL LUPO tanto per indovinare un vostro unisono "CR... !!!!"
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Lucio Musto
Registrato: Gennaio 2009
Post: 1076
Residenza: Monsano (AN)
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 Re: LA DECISIONE
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RO
Registrato: Febbraio 2009
Post: 98
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 Re: LA DECISIONE
Ragazzi, grazie_
Siete sinceri ed affettuosi, ed in questo momento
ci serve tanto il vostro "in bocca al lupo!"
Lo cogliamo al balzo e
ce lo teniamo stretto e caro.
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luce
HeartDirector

Registrato: Gennaio 2009
Post: 1311
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 Re: LA DECISIONE
E anche io mi unisco al coro dei "in bocca al lupo" aggiungendo un bel "Gente buona Dio l'aiuta" che non fa mai male.
Un abbraccio soprattutto a Ro che, essendo donna e moglie, ha il doppio del lavoro da fare ma che con il grande cuore che ha saprà fare benissimo.
Bacione
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"Badate, io non do conferenze nè faccio carità, quando do do me stesso" Walt Whitman
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sergio boldini
Registrato: Aprile 2009
Post: 527
Residenza: Torino
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 Re: LA DECISIONE
Athos... perchè ti stupisci? Sai perfettamente i motivi che mi hanno spinto a tanto! Io, per mia sfortuna, non ho avuto la possibilità aristocratica di avvicinarmi alle scienze e alle filosofie, non so tirar di rombi, di numerazioni o di buchi neri; non ho neppure il lignaggio e il portamento di Porthos per non parlare dell'abilità e della destrezza di D'Artagnan. Sono un semplice guascone e sai la fatica e l'impegno che mi sono costate le 274 avventure romantiche e romanzesche dentro e fuori del palazzo. Mi hanno sfiancato, invecchiato e indebolito. L'abito talare è stato il mio Nirvana e... a proposito, sai quel muro che ti dicevo al di là della cappella di san Girolamo, segna il confine con il monastero di santa Rosalia... pare che alcune giovani verginelle abbiano preso i voti e...
Ah, scusa ma... nella stanza d'ospedale, non è che ci sia uno stanzino per me. Ho un sacco di cose da raccontarti, cose che... dai, torna presto, ti aspetto sulla panchina.
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