Lucio Musto
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 Viale Augusto 62 . Un Caso Bizzarro
Viale Augusto 62 - Un caso bizzarro
Pare che tutto sia cominciato al quinto piano, interno 9, scala B, di un palazzone di tufo costruito dall’ I.N.C.I.S. (Istituto Nazionale Case Impiegati Statali) sin dal 1939, ma abitato solo dal ’48, per chissà quali pastoie burocratiche.
La città è Napoli ed il palazzone osteggia tutta la sua presuntuosa opulenza autarchica sul celebre viale di Augusto, quello maestoso a doppia carreggiata e quadruplice filare di palme che attraversa tutta la Fuorigrotta storica per collegare la Città aperta dal tunnel della Vittoria alla fastosa piazza Impero, oggi assai più sommessamente nominata piazzale Vincenzo Tecchio in omaggio, credo, ad un certo presidente della locale sezione CAI (e temo siano pochi i napoletani a saperlo).
Piazza o piazzale che sia, quello spazio fu voluto dalla superchiosa alterigia fascista per dare fasto e lustro all’ingresso trionfale della splendida (ancor oggi, nonostante ogni vilipendio subito) Mostra d’Oltremare e del Lavoro Italiano nel Mondo.
La data esatta dell’inizio del bizzarro caso che andiamo raccontando non si sa, ma certo fu di sabato mattina. Infatti si dice che la signora Cecilia era in cucina a pulire le cozze per l’immancabile impepata del sabato sera e Giovanni si stufava a riordinare i conti della settimana, come appunto faceva ogni sabato mattina.
All’uscio, un uomo di forse cinquant’anni, non elegante ma nemmeno sciatto, dall’aria gentile ed una voce esile e profonda ad un tempo.
Come fa una voce ad essere così?... non lo so, ma le cronache riferiscono proprio le esatte parole “esile e profonda ad un tempo.”
Allo sguardo interrogativo di Giovanni inizia col presentarsi, sistemando sul naso gli occhiali; di foggia alquanto antiquata, come tutto il suo decoroso abbigliamento, del resto.
«Buongiorno, io mi chiamo Lucio Emilio, ma non credo che questo le dica granché.
Ho abitato la sua attuale casa, questo appartamento, molto tempo fa…
- si guarda intorno come temendo orecchie indiscrete, e Giovanni con un cenno lo invita nel tinello, quello col balconcino in muratura che affaccia sul viale, giusto di fianco all’immenso, stilizzato “fascio di combattimento” - …dicevo che ci ho abitato molti anni della mia vita, certamente i migliori, ed in queste pietre sono racchiusi tanti bei ricordi…- solo un attimo di esitazione e riprende spedito – ed ora che sono morto voglio tornare qui e ricostruire quel mio tempo, e quella vita.
Quindi – sorride soavemente colorando appena quelle guance troppo chiare – lei e la sua famiglia dovete andare via. In fretta, perché sono impaziente di cominciare…»
Giovanni è interdetto, ed oltre all’evidente iperbole del “sono morto” non gli riesce a comprendere s
se il suo ospite stia scherzando… o dove miri. Ma frivolo non sembra e una strana sensazione prende la bocca dello stomaco… Lucio Emilio sembra una persona normale ed equilibrata, ma certe pretese…
«Le dicevo che l’appartamento mi serve libero subito, ma comprendo anche le sue esigenze, e voglio venirle incontro.
Facciamo così, dopodomani sera si presenti al suo notaio, il dottor Trevalli che avrà pronto per lei un vantaggioso scambio… le va bene via Caracciolo, fronte mare con superficie abitabile doppia di questa?... Io non ho dubbi, ma se domani volesse visitare l’appartamento, il portiere dello stabile è chiamato “Tanino”, e sarà a sua disposizione… ecco, le lascio l’indirizzo esatto…
Per il notaio, facciamo alle 18?... la sua presenza è importante, per via delle firme…
Ah!... dimenticavo!... per il trasloco non si preoccupi, penso tutto io appena firmato il contratto…ovviamente senza oneri per lei!...».
Lucio Emilio ha finito; si alza con signorile pacatezza e si avvia alla porta seguito da uno sconcertato, muto Giovanni.
«Naturalmente – si ferma sull’uscio – nessuno la obbliga ad andare a via Caracciolo… ma questo posto deve lasciarmelo comunque subito. Lo capisce, vero?...»
Un attimo ed è andato, mentre Giovanni si dice che si, questa casa va lasciata libera subito… anche se no ne sa il perché.
Credere alle parole dello strano visitatore?
La reazione della signora Cecilia è tipicamente femminile; immediata ed assoluta: “I mariti non hanno nulla di meglio da fare che parlare coi pazzi!...”
Ma Giovanni lo sa che i suoi giorni a Viale Augusto sono finiti.
Cosa costa allora andare a via Caracciolo e controllare le parole di Lucio Emilio?... magari con discrezione, evitando figuracce. E poi che rischi?... Il notaio Trevalli è espertissimo, parerà lui ogni possibile bidonata.
Sì, la casa c’è, nel magnifico palazzo barocco, ed è splendida, lustra, ariosa, lussuosa, aperta su un mare che stamattina è pieno di stelle. Il portiere “Tanino” è cortese e disponibile, aspettava la visita e mostra tutto, con dovizia di commenti, facendo notare ogni particolare raffinato.
«Naturalmente sa – conclude – che qui c’è il vincolo dei Beni Culturali ed Artistici… non può abbattere mura o toccare le finestre… ma per il resto può fare ciò che vuole!...».
Ancora più semplice dal notaio Trevalli, che ha già tutte le carte pronte da firmare e fuga subito ogni preoccupazione di Giovanni. No, nessun bidone, tutto regolare!... e trova modo di ironizzare anche sull’iperbole del Lucio Emilio morto: «Io devo accertare l’identità dei contraenti, non la loro esistenza in vita!... voi vi conosco personalmente, e per la legge basta!...»
Qualche firmetta e Giovanni è proprietario di quella specie di reggia a via Caracciolo dove ritrova anche i suoi mobili, una volta constatato che la serratura dell’appartamento di Viale Augusto è ora diversa.
Finisce così, la storia.
E non abbiamo altre notizie della signora Cecilia, di Giovanni e di Lucio Emilio.
Questo “caso bizzarro” forse non avrebbe meritato nemmeno di essere raccontato, ma archiviato come l’eccentricità di un ricco che vuole tornare a vivere la casa della sua infanzia.
Ma turba profondamente un corollario; e non solo noi, visto che oscuri Servizi e Compartimenti Scientifici continuano ad indagare.
Pare, anzi oggi è anche evidente ad un occhio attento, che tutta la zona intorno a quel palazzone anteguerra stia in qualche modo “ringiovanendo”.
Le palme del viale riducono la loro altezza, i vecchi intonaci si ricompattano e ricompaiono i colori originali, le crepe dell’asfalto e del travertino di rivestimento pian piano si richiudono…
Ed in giro ricompaiono personaggi scomparsi da tempo, e c’è l’edicola di ghisa verde all’angolo…
Stasera, ho notato che ai mastodontici pilastri di cemento dell’illuminazione pubblica sono ricomparse le vecchie lampade ad incandescenza nelle semicoppe in vetro opalino…
Lucio Musto 6 maggio 2009
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____________ "di Celandone più gentil, più fino
di Scaramuche al gioco dello stocco,
io vi prevengo, mio caro paladino... "
Ultima modifica di Lucio Musto il 12 Maggio 2009 23:40, modificato 1 volta in totale
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